UN’ OCCASIONE DA NON PERDERE – un intervento sulla cultura a Livorno
Nell’ambito della gestione della vita culturale gli spunti per trasformare le intenzioni in azione a Livorno certo non mancano. Ne proponiamo una sommaria lista, solo allo scopo di iniziare un discorso da continuare con chi condivida la necessità della nostra iniziativa, e arrivare ad una “carta” condivisa, che sia l’effettivo riferimento di chi avrà in mano la possibilità economica e politica di decidere.
Cominciamo dal principio, in senso letterale, cioè dalla storia unica e irripetibile di questa Città, realizzazione dell’utopia di un gruppo di intellettuali visionari ma al contempo attenti uomini d’affari e di potere (magari succedesse anche oggi!), che hanno saputo coniugare ideale e lungimiranza imprenditoriale (per dirla con un termine moderno), realizzando un esperimento urbanistico, sociale ed economico più unico che raro, che in poco tempo ha fatto di Livorno una Città ricchissima, senza ghetti, multiculturale, tollerante senza neanche rendersene conto. Che cosa ci può essere di più attuale, davanti al fenomeno migratorio che troppo spesso si conclude in tragedia, che osservare la vita di Livorno delle Nazioni e rileggere nuovamente le Leggi che la governavano, più avanzate di qualsivoglia altro corpus di leggi coeve?
Sul tema dell’integrazione e della tolleranza, Livorno può avere ancora tanto da insegnare.
Schematicamente:
• Per mantenere viva l’unicità della storia di Livorno esisteva già il luogo deputato, il Museo di Città, dove le memorabilia di un luogo assolutamente sui generis come Livorno erano proposte alla sorpresa di chi, livornese o no, le conosceva poco o per nulla. Purtroppo il Museo di Città è stato smantellato, e una priorità assoluta è ripristinarlo e proporlo come luogo di iniziative e spunti sulle integrazioni possibili, in un’epoca in cui invece al problema dell’immigrazione si risponde con le deportazioni. Si dirà che il Museo di Città è stato comunque sede di importanti mostre estemporanee, ma, a prescindere dall’oggettivo valore di alcune di queste, non era necessario che fossero realizzate a scapito della ragion d’essere dei Bottini dell’Olio, avrebbero potuto in realtà costituire l’occasione per la valorizzazione dei numerosi altri luoghi storici di Livorno ingiustamente abbandonati, individuando quelli adatti, e non c’è che l’imbarazzo della scelta.
• Quasi superfluo menzionare il ruolo che la Scuola Pubblica dovrebbe e potrebbe avere nella vita culturale della Città, qualora ci fosse un progetto strutturato di collaborazione a lungo termine. Per fare un esempio, in ambito musicale ci sono riusciti in Venezuela, con il progetto “El Sistema”, nella mancanza quasi totale di mezzi e finanziamenti: possiamo riuscirci anche noi.
• Abbiamo due realtà d’eccellenza a Livorno, il nostro Conservatorio e il nostro meraviglioso Teatro Goldoni. Durante gli incontri avuti con le varie realtà del territorio, in occasione delle recenti Elezioni Amministrative, abbiamo avuto modo di incontrare gli studenti del Conservatorio Mascagni, che chiedevano a gran voce la possibilità di utilizzare un contenitore come quello del Teatro per completare con l’esperienza di un palco di alto livello la loro formazione professionale. La Città in cambio vedrebbe moltiplicate le occasioni di incontro con la musica anche al di là, e fermi restando, i grandi eventi.
• Una necessità ineluttabile è quella di uscire dall’isolamento cittadino, e sviluppare la capacità di intercettare fondi europei. Questo avrebbe molteplici benefici: aprirsi a esperienze nuove, recuperare risorse che in Città (ma in tutta Italia) sembrano esserci per tutto fuorché per la crescita culturale, e creare possibilità occupazionali in questo settore. Finora, chi vive di Cultura a Livorno ha dovuto escogitare quotidianamente strategie per continuare la propria attività, tra mille difficoltà. Il prossimo Assessorato curi anche il risvolto occupazionale, al giorno d’oggi fondamentale.
• È particolarmente importante l’idea di una ristrutturazione e rimessa a punto dei tanti spazi abbandonati o inutilizzati, che possono e debbono essere abilitati per servizi e attività culturali o affidati in gestione ad associazioni qualificate e qualificanti. È perciò auspicabile un loro censimento e un’accurata verifica dello stato in cui versano e delle conseguenti possibilità di intervento.
• La pittura è l’arte livornese per eccellenza, potendo vantare più di ogni altra forma una lunga tradizione storica e un numero eccezionalmente alto di professionisti o amatori che la praticano. Si devono individuare le forme per valorizzare come merita quest’altra nostra particolarità.
• Opportuno individuare modi efficaci per valorizzare il cinema a Livorno: potrebbero essere promossi festival o messi a disposizione spazi per set cinematografici (cosa piuttosto frequente in passato), valorizzando le tante competenze locali, attirandone altre da fuori e incrementando conseguentemente il turismo.
• A Livorno vivono e lavorano autori e traduttori affermati, pubblicati ai massimi livelli editoriali e finalisti, quando non vincitori, dei più noti premi letterari nazionali: pensare dunque a un Festival del Libro a Livorno sarebbe, ancora una volta, l’occasione per dare risalto a una realtà presente e attiva nella nostra città, con ricadute turistiche, occupazionali e mediatiche.
• Il terribile periodo del Covid ebbe anche risvolti postivi: impose a chi viveva di musica, in tutte le sue declinazioni, di unire le forze per fare fronte comune davanti a difficoltà che sembravano insormontabili. Questo mise in luce una serie di professionalità che si riunirono sotto il nome di Tavolo T.e.m.p.o., e fece scoprire alla Città di Livorno di essere in possesso di scuole di musica, tecnici, studi di registrazione, promoter, grafici, videomaker, ecce cc tutti di altissimo livello. A quell’esperienza deve essere data la possibilità di far parte di una progettualità al servizio della Città anche al di fuori del periodo dell’emergenza. Lo stesso dicasi per i tanti e qualificati gruppi e associazioni che si occupano di Teatro o in altri ambiti dove sia possibile costruire una “filiera” di questo tipo, citata solo a titolo di esempio.
Ci scusino quelli che non sono stati menzionati, non si tratta di negligenza o altro, al contrario: aspettiamo da loro un contributo più competente del nostro su questioni più particolari o di ambito più specifico ma non per questo meno importanti ai fini del nostro appello.
Aspettiamo i contributi di chiunque si senta coinvolto, affinché Livorno torni ad essere un vincente esperimento sociale, culturale e perché no, anche economico, come fu alle sue origini, affinché, per dirla con Caproni, il nome Livorno faccia dire e sentire, oggi più che mai, “Anima mia, leggera, vai a Livorno, ti prego”.
